La battaglia in difesa dell’oro blu

Inaspettatamente, ecco finalmente giungere una bella notizia. Dopo più di 6 mesi di intense proteste, sembra che i Sioux abbiano vinto la loro -pacifica- battaglia, se non teniamo conto dei feriti causati dalla polizia durante alcuni scontri con i manifestanti; ma questa è un’altra storia.
Battaglia, sì, perché la strada per vincere definitivamente la guerra sembra ancora lunga.

Ma andiamo con ordine.

Il progetto contro cui si stanno opponendo, chiamato Dakota Access Pipeline, è un oleodotto sotterraneo, lungo quasi 2.000 km e ha lo scopo di trasportare il greggio dalla zona di Bakken Formation (tra il Montana e North Dakota – al confine con il Canada) e l’Illinois (passando per il South Dakota e Iowa). La costruzione dell’oleodotto è praticamente completata, ad esclusione dell’ultima tranche- riferita proprio al North Dakota.

Le motivazioni del popolo Sioux, oltre che ambientali -una fuoriuscita di greggio porterebbe delle conseguenze catastrofiche, senza calcolare la compromissione delle loro riserve d’acqua- sono anche di carattere culturale, poiché con gli scavi molti siti storici e religiosi importanti per la loro storia andrebbero distrutti.

Durante questi ultimi mesi, la causa è stata portata in tribunale -benché un giudice aveva dato il nullaosta per procedere- personaggi più e meno famosi, gruppi ambientalisti e addirittura tribù “rivali” si sono schierati a favore dei nativi americani e della loro battaglia. Sotto la presidenza Obama era stata dichiarata la verifica di un percorso alternativo per l’oleodotto, che aggirasse le terre sacre dei Sioux.

Ed oggi, la notizia che la United States Army Corps of Engineers ha annunciato che non autorizzerà gli scavi sotto il fiume Missouri.
Penserete, una bella notizia!

Purtroppo invece, come dicevo sopra, si tratta solo di una prima battaglia vinta. Perché in tutto questo, chi si ritrova ora con il potere di rovesciare questa decisione è il neo eletto Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump -sì, proprio quello che ha basato metà della sua campagna elettorale sulla costruzione di un “muro al confine con il Messico” per tenere lontano gli immigrati. Chissà, se Trump fosse stato un nativo, magari il muro lo avrebbe davvero costruito, ma contro i coloni che gli hanno invaso, distrutto ed estirpato la terra. Ma anche questa è un’altra -triste- storia.

Ma la volete sapere un’altra cosa? Che proprio lui, sempre il nostro Trump, ha investito migliaia di dollari nella società che sta dietro a questo progetto (la Energy Transfer Crude Oil) -che gli hanno prontamente ridato il favore, finanziando la sua compagna elettorale e versando un’ingente somma al Partito Repubblicano.

Ora, facciamo un ragionamento veloce.

Io capisco che gli avidi di potere e di ricchezza non ne hanno mai abbastanza. Capisco che la loro smania di denaro li rende ciechi davanti allo scempio a cui stanno riducendo il pianeta terra. Ma quanto in là ancora vogliono spingersi in questa continua distruzione?
Senza il pianeta, nessuna ricchezza, nessun potere, nessun dollaro avrebbe alcun valore. Il pianeta è la nostra vita. L’aria. L’acqua. La Terra. Sono le uniche cose di cui dovremmo prenderci davvero cura, perché senza di esse l’umanità intera non esisterebbe.

Una volta lessi una frase che fu attribuita a Toro Seduto, capo della tribù dei Sioux:

“Solo dopo che l’ultimo albero sarà abbattuto, solo dopo che l’ultimo lago sarà inquinato, solo dopo che l’ultimo pesce sarà pescato, Voi vi accorgerete che il denaro non può essere mangiato.”

Non ho mai pensato che l’essere umano potesse essere tanto stupido da distruggere proprio ciò a cui deve la vita. Ma con il passare degli anni, purtroppo, mi sono dovuta ricredere.

Per evitare che questa -catastrofica- profezia si realizzi, oggi vorrei essere un po’ Sioux anche io. Coraggiosa. Battagliera. Leale verso la mia terra. Verso le mie radici. Verso il mio pianeta. Perché la loro vittoria sia anche la nostra vittoria!

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