Cosa sarebbe successo se…

Era lì, immobile, con lo sguardo perso nel nulla.

Con il corpo era sdraiata nel suo letto, avvolta nel suo caldo piumone, nel suo appartamentino. Ma con la mente… oh sì, con la mente era lontana anni luce da quel luogo.

Rimuginava se davvero la vita fosse tutta lì. Racchiusa nell’alzarsi al mattino per andare in ufficio, a fare un lavoro che non le piaceva, in un posto che non le piaceva e con gente che le piaceva ancora meno. Preoccuparsi di pagare le bollette a fine mese, di avere sempre il frigo pieno, di andare in palestra per non perdere il peso forma -che poi chissà quale sarà mai il peso forma-, avere sempre i vestiti puliti e ben piegati nell’armadio. Tutto scandito in tempi ben precisi.

Eppure quando era ragazza sognava una vita diversa. Sognava di fare un lavoro emozionante. La reporter. La fotografa per una rivista di viaggi. Ad un certo punto della sua vita aveva sognato perfino di fare l’archeologa. Voleva girare il mondo, spostarsi da un paese all’altro, da un continente all’altro, sempre con il suo fedele zaino ormai scucito sulle spalle.

Pensava di avere qualcosa da dire, o almeno qualcosa da condividere con il mondo.

Non aveva mai sentito il bisogno di figli. Di una casa. Di un matrimonio. Fermarsi da qualche parte. Il mondo era talmente grande ai suoi occhi e aveva fame di scoprire ogni mistero in esso nascosto. Era fermamente convinta “che chi si ferma è perduto”.

Ma poi chissà perché, crescendo, si era fatta prendere dalle paure di chi le stava attorno. Si era lasciata convincere che nella vita era importante la sicurezza. Un buon lavoro. Una bella casa. Una vita stabile. Le dicevano che il bello dei sogni era proprio questo, che erano solamente sogni. Delle dolci evasioni nel solito trambusto quotidiano.

E per un certo periodo era stata bene. Si era divetita con i suoi amici. Aveva preso il diploma. Trovato un buon lavoro. Si era fidanzata e aveva comprato una casa. Eppure, quando si fermava un attimo, sola con i suoi pensieri, sentiva una strana sensazione che le prendeva la bocca dello stomaco e non la faceva quasi più respirare. Per molto tempo non aveva capito cosa fosse. Magari era solo dovuto allo stress di quel periodo.

Ma dopo essere tornata da uno dei suoi viaggi capì.

Non era stress. Non era stanchezza. Non era nervosismo. Erano i suoi sogni che facevano capolino in ogni fibra di lei. Era quella voglia di viaggiare, di mettersi in gioco, di vivere le sue passioni. Perché la vita non poteva essere davvero tutta lì. Non poteva essere un susseguirsi di giornate uguali, spese ad arrivare a fine giornata. E poi a fine settimana. E poi a fine mese, con solo obblighi e doveri.

Forse non tutto era andato come aveva sognato. Probabilmente non diventerà mai una grande reporter e non scoprirà mai civiltà antiche sepolte nella sabbia. Ma di una cosa era certa. Che la vita è un continuo ritrovarsi davanti a delle scelte ed era ora di smetterla di rimandare la felicità al giorno dopo, per paura di quello che sarebbe successo.

Perché è proprio nello spazio tra le parole “cosa sarebbe successo se…” che si svolge tutta la nostra vita.

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