Una costante della mia vita? La fila alla cassa!

In questo ultimo mese ho fatto un calcolo approssimativo del tempo passato in fila al supermercato. 4 ore. Minuto più, minuto meno. 

Se le distribuiamo su un mese vi sembreranno sicuramente poche. Ma in termini di “attività pratiche”, nell’era in cui ogni minuto è prezioso, per me queste 4 ore sono il numero di lezioni di yoga che potrei fare in un mese. O equivalgono a 24 sessioni di meditazione mattutina. Il tempo necessario per pulire casa da cima a fondo, con tanto di ritiro e piega del bucato. Potrei dipingere, leggere o aggiornare il mio blog così da non doverlo fare a notte inoltrata, quando ormai l’unico essere vivente sveglio nel raggio di chilometri è il mio criceto.

Insomma, in queste 4 ore perse facendo la fila per pagare la spesa al supermercato, potremmo tutti fare attività più o meno appaganti, ma di sicuro più utili che passare il tempo ad aspettare.

Che poi devo essere del tutto sincera. Fare la fila in un qualche modo mi diverte. Perché ho sempre l’impressione di essere come nel film “Déjà-vu” e ritrovarmi nei medesimi scenari, solamente che cambia la persona ma -vi assicuro- mai l’atteggiamento. Ditemi che non vi è mai capitato di trovarvi in una delle tre situazioni?

  • Sei quasi alla cassa e hai in mano solo una misera, triste, insulsa bottiglietta d’acqua ma generalmente qualche anziano o qualche casalinga –non me ne vogliano né gli uni né gli altri- con un carrello pieno fino all’orlo, fanno una specie di sprint come se fossero al fotofinish di una qualche gara a cronometro e ti fregano il posto passandoti davanti con nonchalance, lasciandoti lì come un mammalucco con la tua bottiglietta in mano. Ovviamente loro fanno finta di niente, spesso si mettono a rileggere la lista della spesa pur di non incrociare il tuo sguardo ed a te non resta altro che armarti di pazienza e aspettare il tuo turno per pagare la tua misera, triste, insulsa bottiglietta d’acqua.
  • Poi invece ci sono quelli che sono già davanti a te -ovviamente non devo neanche dirlo che il carrello è pieno fino all’orlo- osservano con curiosità i tuoi acquisti ma non gliene frega niente se hai in mano una misera, triste, insulsa bottiglietta d’acqua. Loro per principio non ti faranno mai e poi mai passare. Chi arriva prima, arriva prima. Punto. Spesso ti guardano con un mezzo ghigno in faccia e poi si concentrano a leggere qualcosa sul telefonino e continuano a marcare stretto il loro posto nella gerarchia della fila, non sia mai che in un momento di disattenzione si facciano fregare da qualcuno che deve pagare una misera, triste, insulsa bottiglietta d’acqua.
  • Non parliamo poi di quando devi scegliere la cassa. Arrivi, ti fermi, guardi la prima e poi sposti lo sguardo sulla seconda. Torni ad osservare la prima cassa e poi di nuovo la seconda. Ti sembra di essere come il concorrente di quei concorsi a premi e devi dare l’ultima risposta esatta per vincere il milione. Alla fine scegli la cassa che ti sembra vada più veloce, ti metti in coda e… finisce il rotolo di carta per emettere lo scontrino, qualcuno si è dimenticato di pesare 5 Kg. di peperoni e la cassiera deve correre a pesarli lasciandovi tutti lì in attesa, al cliente davanti a te non funziona la carta di credito e paga tutto in moneta, generalmente in pezzi da 20 e 50 centesimi. Quando è il tuo turno eri talmente assetato che la misera, triste, insulsa acqua te la sei già bevuta e te ne vai via con la bottiglietta ormai vuota.

Perché è una legge universale: quando hai fretta o quando devi acquistare qualcosa di “veloce”, troverai davanti a te sempre e solo qualcuno che ha fatto spesa per sfamare mezzo quartiere.

Devo ammettere però che mi è capitato anche di trovare dei ragazzi molto gentili che quando dovevo pagare una misera, triste e solitaria cosa, mi hanno fatto passare davanti. Sono stati talmente gentile che sull’attimo ero indecisa se tirargli una baguette sui denti o essere semplicemente riconoscente del gesto. Perché essere interpellata: “Signora, desidera passare avanti” può essere uno shock non indifferente, anche se detto con le più nobili intenzioni. Perché vi giuro, se da una parte sono riconoscente per quei 10 minuti guadagnati, dall’altra questi vengono avvelenati dall’irritazione e una voce nella mia testa inizia ad urlare “Signora?!? Signora?!? Signora a chi?!?!? Te lo faccio vedere io chi è la Signora! Bimbominkia”.

Che dire. Per chi come me è sempre di corsa ed è entrato ormai nel club degli “enta”, anche il fare la fila nasconde le sue gioie e i suoi dolori.

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