Turista… ti odio!

Odio i turisti.
E anche se qualcuno di voi in questo momento pensa che sto peccando di presunzione, lo ribadisco a chiare lettere… odio i turisti! 

Faccio una premessa. Io adoro viaggiare, lo amo con ogni fibra di me stessa. Fossi al posto di una Paris Hilton qualunque, altro che sfornare hit radiofoniche o linee di abbigliamento. Viaggerei, viaggerei e viaggerei. In ogni angolo del globo, sacco in spalla, scarponi malridotti, cuore e mente aperti per non perdermi proprio nulla. Purtroppo però non sono un’ereditiera e non ho vinto al lotto, per cui mi tocca sgobbare come un asino e accumulare giorni di ferie come una forsennata per concedermi le evasioni di cui ho bisogno –perché sì, per me i viaggi sono un bisogno fisico, al pari di respirare e dormire.

Tornando al fatto che odio i turisti. Per turisti intendo quelli che arrivano in Grecia e si sono portati nella valigia la pasta Barilla –perché quella, si sa, è l’unico cibo davvero buono. E ve lo giuro, di questi ne ho visti tanti!

Quelli che arrivano a Dublino per bersi una Stella Artois. Per carità, nulla voglio togliere a questa birra che sarà anche buona –gusti son gusti- ma almeno facciamolo uno sforzo per provare la Guinness (o una Kilkenny se proprio la Guinness non vi va giù).

Oppure quelli che arrivano in Brasile e si portano la moca con il caffè Lavazza. Lavazza?!? In Brasile?!?

Ma se c’è una cosa che davvero non tollero, che mi manda letteralmente in bestia, che mi fa contorcere le budella dal nervoso, sono i turisti maleducati.
Quelli che buttano le cartacce in giro –e spesso con il cestino a 3 metri-, quelli che al ristorante chiamano il cameriere con un fischio –che pure Fido si sentirebbe offeso da cotanta maleducazione-, quelli che non ti fanno scendere dal treno/bus/metro e praticamente devi avere in dotazione le bat-ali per scavalcarli, altrimenti rischi di ritrovarti nella stazione dopo; oppure quelli che tentano di fare i furbi in fila –che mi sono sempre chiesta come impiegano i 3 secondi di fila che hanno guadagnato.

Odio con tutta me stessa l’arroganza e la maleducazione di chi arriva in un posto e pretende che si parli la loro lingua, che pretende di mangiare ciò che mangia a casa, chi non ha pazienza e si sente in diritto di trattare con un tono di superiorità chi sta lavorando –per loro, vorrei aggiungere- , quelli che quando vedono che visitare un castello costa EURO 1,50 girano i tacchi perché “mamma mia ma chi li spende questi soldi per visitare un castello diroccato”. O quelli che dove c’è scritto “p.f. silenzio” o “p.f. non toccare” o “p.f. non fotografare”, e quindi loro parlano, toccano, fotografano… con flash.

Viaggiare non vuol dire “sono stato in quel posto”.

Viaggiare significa AVERE VOGLIA di conoscere un posto. Conoscere la sua cucina, conoscere la sua gente, conoscere le sue tradizioni, conoscere la sua storia. Significa uscire dai soliti percorsi previsti e perdersi tra viuzze, piazze, case e luoghi nascosti. Respirare la novità. Avere sempre l’umiltà di voler scoprire, l’umiltà di capire che avere la possibilità di fare questo tipo di esperienze è un lusso e non un diritto acquisito e bisogna pertanto avere rispetto ed educazione nell’approcciarsi, sia verso le persone e sia verso il luogo in cui siamo.

Viaggiare è anche accettare che non tutto va sempre secondo i piani. Ma se qualcosa va storto non è di sicuro colpa della cameriera o della commessa dello shop, quindi fare il gradasso non ha nessun senso. Impariamo a prendere questi “disguidi” come occasioni e impariamo ad essere flessibili. Chissà che magari da questa esperienza non ne esca qualcosa di positivo –e sono sicura che sarà così.

Usciamo dagli schemi mentali, usciamo dalle abitudini, usciamo da tutto ciò a cui siamo abituati. Lasciamo che siamo noi stessi a diventare il viaggio.

21 commenti

  1. Concordo. Io avendo pochi soldi e un po’ di problemi ho fatto pochi viaggi e i reportage più belli li ho realizzati fotografando in casa.E ricordo come un incubo i turisti al museo d’Orsay a Parigi mentre si scattavano ignobili selfie davanti all’autoritratto di Van Gogh…un vero insulto.D’altro canto a Vienna erano più maleducati gli indigeni del luogo anche in albergo, una volta capito che non eravamo ricchi turisti italiani ma gente normale.

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  2. …Ne torno da un viaggio a Praga… Condivido quello che tu dici ma lo allergherei ANCHE al carrozzone che organizza le fiumane umane molte volte incomprnsibili ! Tutti fanno turismo, anche chi tra turismo e una cotoletta alla milanese non distingue la differenza… Se vuoi leggerti la mia esperienza a Praga, mandami l’invito visto che ho il Blog privato. Ciao e … Tante belle vacanze per il mondo ! (P.S. passando per la Germania in auto, ho apprezzato da matti il traffico tranquillo ! Nessuno che da dietro vuole passare sul tetto della macchina !)

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  3. Avendo viaggiucchiato un po’ qui e un po’ lì (ma mai abbastanza…) posso dire senza timore d’iperbole che i peggiori sono gli americani. Diamine. Caciaroni e gradassi, che… mamma mia. Poi, anche moltissimi italiani all’estero fanno macello.
    Adesso vivo in Salento, per cui ti lascio immaginare cosa penso dei turisti, io.

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  4. sottoscrivo tutto e aggiungo che per me che faccio turismo ciclistico in montagna, i più maleducati di tutti sono quelli che s’inerpicano per colli e passi sopra i 2000 metri come fossero in autostrada, ti strombazzano mentre arranchi e ti maledicono perchè la strada (stretta) è loro e tu la ingombri con la tua fatica. Poi sbattono la macchina sul primo prato e si stravaccano lì all’ombra delle portiere, nemmeno un passo a piedi, nemmeno uno sguardo alla bellezza.
    ml

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