Gelato… (e non per forza al cioccolato!)

In questi giorni finalmente è arrivato il caldo.
No, tranquilli! Non ho nessuna intenzione di annoiarvi con inutili sproloqui sul tempo che fa.

Ma quando arriva il caldo per me significa solo una cosa…. GELATO!

Sono golosa! Lo sono tantissimo! Mi piace tutto ciò che è dolce, cremoso, zuccheroso, cioccolatoso –mi passeranno il termine? Dopo “petaloso”, immagino che tutto sia concesso. Insomma, tutto ciò che è un attentato alla linea… mi piace!

A dire il vero impazzisco anche per tutto ciò che è “salato”. Per salato intendo dalla pasta al riso, dal pesce alla carne, dalle verdure alla frutta. Sono una buona forchetta insomma! Ma ora sto divagando.

Dove ero rimasta? Ah sì, torniamo al gelato.

Per mia fortuna o sfortuna -questo dipende dai giorni-, proprio davanti al mio ufficio hanno aperto l’anno scorso una gelateria. Quindi, all’arrivo dei primi raggi di sole, è diventata tappa di pellegrinaggio per i bisognosi dei coni al biscotto come me.

Al di là che il gelato è buonissimo, la questione va oltre al gusto. Si tratta di pure sensazioni. Non vi capita mai, in quei momenti, di sentirvi di nuovo bambini?

Il ricordo delle prime vacanze al mare dove, puntualmente, mangiando il gelato in spiaggia si ingurgitava anche una quantità di sabbia sufficiente a riempire almeno un secchiello. Ma chissenefrega, era talmente buono che non ci si faceva caso.

I ricordi delle “paghette” di mamma e papà o, per i più fortunati, le monetine regalate dai nonni sotto banco –ma non farti vedere da mamma che se no si arrabbia, diceva sempre la mia. I pochi spiccioli che con parsimonia riuscivo a risparmiare li utilizzavo unicamente per due acquisti: gelati e in seguito, quando ho imparato a leggere, “Topolini”.

Ripenso ai momenti delle scorribande in bicicletta, attraversando prati e campi di grano e quando tornavamo in paese, tutti sudati e paonazzi in volto, correvamo al baracchino a comprarci un ghiacciolo. Era il premio che ci meritavamo per lo sforzo della giornata!

Come non pensare poi al ghiacciolo con il bastoncino che in realtà era una cicca? Dopo neanche quattro morsi diventava dura come la suola di una scarpa ma noi, alcuni con ancora qualche dente “da latte”, continuavamo a masticare senza sosta fino a farsi venire i crampi alle mandibole.

Ecco, per me rappresenta tutto questo. Correre con la mente a quei momenti di pura felicità e spensieratezza. Dove un ginocchio sbucciato si curava con un bacino sulla “bua” e un gelato, dove consegnare a casa una bella pagella significava poterlo mangiare prima di cena, anche se poi mi sarei rovinata l’appetito. Ma in quel momento, tutto mi era concesso. E mia madre alla finestra che urlava a squarciagola per farmi rientrare a casa dopo una giornata passata in giro a giocare con gli amici –“a tavolaaaaa che si fredda!” era solita dire. Sono le prime vacanze fuori dal paese, sono le prime gite scolastiche, la prima cotta, la prima discussione con l’amica del cuore per poi far pace subito dopo davanti ad un Calippo alla fragola.

Il filosofo tedesco Feuerbach affermò:

“siamo quello che mangiamo”.

E io in questo caso mi sento come un gelato. La mia corazza esterna croccante come il cono di biscotto ma all’interno si racchiudono aggrovigliati ricordi di una gioiosa fanciullezza, proprio come delle palline di gusti diversi che si amalgamano insieme, creando un gusto unico e irripetibile.

Ed ora, buona merenda a tutti!

4 commenti

  1. Il ghiacciolo Arcobaleno da L 100…che ricordi…per noi era il cavallo di troia che ci permetteva di prendere quello pagandolo mentre uscivano col mega cornettone nascosto in tasca! Che ragazzacci. ..ma che risate!

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