Come gusci vuoti

Il detective Nat Blumenstein era stanco. Non che la sua forma fisica non fosse ottima, anzi. Benché stesse per compiere 60 anni poteva ancora vantare un fisico atletico, merito probabilmente delle lunghe sedute di jogging a cui si sottoponeva tutte le mattine. Nat era stanco perché dopo più di quarant’anni passati nella polizia, tutti gli orrori a cui aveva dovuto assistere l’avevano svuotato.

Ancora una settimana e finalmente si sarebbe goduto la sua meritata pensione. Avrebbe passato il tempo nella sua casa al lago, pescando, facendo lunghe passeggiate e sorseggiando dell’ottimo vino sul suo portico. A questo stava pensando mentre svuotava i cassetti della sua scrivania, per lasciare il posto alla giovane leva che avrebbe di lì a poco lo avrebbe sostituito.

Dall’altra parte della città, Emily e Lukas stavano parcheggiando il loro camper nella splendida radura di Old Pinewood. Da lì si poteva ammirare la superfice piatta del lago e godere dell’aria fresca, merito dell’enorme pineta che costeggiava tutta la riva. Erano eccitati per questa avventura; la loro prima vacanza insieme. Due settimane immersi nella natura, lontani dal caos della città e lontano dallo stress del lavoro. Avevano aspettato così tanto questo momento. Mentre Emily sistemava le sedie da campeggio, Lukas fece un giro di perlustrazione alla ricerca della legna per accendere il fuoco. Appena il sole fosse scomparso dietro la pineta l’aria sarebbe diventata sicuramente più fredda.

Il giorno del pensionamento finalmente arrivò. Nat strinse mani, ricevette pacche sulle spalle, ascoltò vecchi colleghi raccontare alcune delle sue prodezze giovanili, mangiò tartine e alzò calici di champagne, anche se detestava la sensazione che le bollicine gli procuravano nel naso. Tutta la vita dedicata a quel lavoro che tanto gli aveva dato e tanto gli aveva tolto, ed ora era tutto finito. Ora poteva finalmente godersi i suoi ultimi anni in pace, lontano dal mondo che secondo lui stava diventando troppo crudele anche per un uomo dall’animo duro come lui.

Qualcuno richiamò l’attenzione della sala. Nat ascoltò, non senza una certa emozione, il discorso di commiato del suo partner, Orson, con cui aveva lavorato per più di trent’anni; ovvero da quando si era fatto traferire a Riverton. Era anche grazie all’amicizia con Orson che era riuscito a superare quel momento terribile della sua vita. Nat tornò con la mente su quel caso. Ogni detective ne ha uno. Sono quelli che ti cambiano la vita, che ti risucchiano le energie, le emozioni e diventano un’ossessione. Anche se erano passati più di trent’anni, a volte Nat si ritrovava ancora nel suo garage a rileggere appunti, interrogatori, rapporti del medico legale, ma finiva sempre per desistere. Qualcuno gli disse qualcosa e lui trasalì. Partì un applauso e lui ricominciò a stringere mani e parlare con i presenti.

In quello stesso momento Emily e Lukas si stavano godendo uno spettacolare tramonto sorseggiando una bottiglia di Chardonnay. Regnava una calma quasi surreale; Lukas si sentiva però inquieto e non riusciva a concentrarsi sul panorama che aveva davanti agli occhi. Si guardava in giro con un’espressione interrogativa. “Quando arrivano?”, pensò infatti tra sé. Non fece in tempo a finire di formulare quel pensiero che dal fondo della radura vide spuntare un grande camper che puntava dritto nella loro direzione. Finalmente Lukas iniziò a rilassarsi; tutto stava cominciando ad andare secondo i piani.

James e Lauren posteggiarono il mezzo e poi corsero ad abbracciare i loro amici. Emily, che aveva osservato tutta la scena con aria interrogativa, ebbe un impercettibile moto di stizza. Lukas e le sue maledette sorprese! Non era così che dovevano andare le cose. Ma il suo disappunto sparì con la stessa velocità con cui si era manifestato. Dopo i saluti si sedettero tutti e quattro, stapparono un’altra bottiglia di Chardonnay e osservarono rapiti ciò che restava dello splendido tramonto. Lukas pensò che quello era senza dubbio un momento perfetto, anzi, il momento perfetto! Silenziosamente si alzò ed entrò nel camper. Ne uscì qualche minuto dopo, con in mano una scatolina di velluto blu scuro. Si inginocchiò davanti ed Emily e pronunciò la fatidica frase “Mi vuoi sposare?”. Emily ebbe un momento di esitazione, ma si riprese subito. Fece un enorme sorriso e rispose “Oh Lukas, certo che sì!”.  In quel preciso momento gli amici non stettero più nella pelle e lanciarono un urlo “Viva i futuri sposi!”. Lauren era visibilmente emozionata non riuscì a trattenere una lacrima. Era davvero felice per Emily. Le due ragazze avevano legato subito, da quando qualche anno prima Lukas l’aveva portata a casa loro per una grigliata. Da allora erano diventate ottime amiche. Emily si occupò di cercare un’altra bottiglia di Chardonnay per festeggiare quel momento; in realtà aveva solo bisogno di staccarsi un momento dal gruppo e riprendere il controllo della situazione. Respirò a fondo e tornò verso gli altri. Qualche ora più tardi, sbronzi, ognuno si ritirò nel proprio camper.

Nat occupò il primo giorno della sua nuova vita a riordinare il garage e fare piccoli interventi di manutenzione sulla casa al lago. Si era svegliato all’alba, così da godersi tutta la giornata. Soddisfatto dei lavoretti, aveva appena iniziato a rilassarsi. Fu per questo che si stupì quando quella mattina sentì il telefono suonare insistentemente. “Chi diavolo è?” esclamò a voce alta.

Rispose con un tono che lasciava ben intendere che, qualunque cosa fosse successa, quella era un’intrusione non gradita. Dall’altra parte della cornetta qualcuno emise un profondo respiro e disse solamente “Nat, vieni subito alla radura di Old Pinewood. C’è qualcosa che è meglio che tu veda con i tuoi occhi”. Nat sentì un brivido corrergli lungo la schiena. Non prevedeva niente di buono da quella telefonata.

Quando arrivò a Old Pinewood capì subito di trovarsi davanti al suo peggiore incubo. La scena era identica a tutte le altre. Un uomo completamente nudo giaceva nel suo letto, con gli occhi spalancati in un’espressione vuota, senza la presenza di una qualsiasi emozione, che sembravano due biglie di vetro. Il corpo era gelido, duro come il marmo, con la pelle ringrinzita come se fosse stato immerso nell’acqua per ore, i capelli radi che cadevano ad ogni minimo movimento, come pagliuzze rinsecchite. Era come se gli avessero risucchiato la vita.

Orson si avvicinò a Nat e gli disse “Questa volta lo prenderemo”, ma nella sua voce non c’era nessuna convinzione. Erano trent’anni che indagavano su questo omicida che aveva già fatto dieci vittime sparse per il paese, tutti uomini, tutti giovani, tutti sani e tutti senza niente che li accomunasse. Ma ogni indagine finiva sempre ad un punto morto. “Ci sono testimoni questa volta?”, chiese Nat scettico. Fu sorpreso quando un giovane agente gli rispose “Affermativo detective. C’era una ragazza nel camper con la vittima e altri due amici dormivano in quello adiacente. Sono tutti di la pronti per essere interrogati”.

Nat si girò nella direzione indicata dal giovane agente e vide una ragazza sulla trentina, lunghi capelli castani, dalle labbra carnose e dai lineamenti delicati ma con uno sguardo molto duro, in netto contrasto con il suo aspetto. Doveva essere la ragazza dell’uomo ritrovato, perché aveva il viso rigato dalle lacrime e un’aria alquanto scossa. Con lei c’erano gli amici della coppia. Una ragazza, dai lunghi capelli biondi, non troppo alta, snella e dalla carnagione abbronzata, la stava abbracciando. Alla sua destra un bel giovane, atletico, dallo sguardo intelligente, con folti capelli biondi che davano l’impressione di non vedere una spazzola da molto tempo e due occhi azzurri come il cielo, che delicatamente le stava posando una mano sulla spalla. Nat si avvicinò al gruppo. Quella era la parte che detestava del suo lavoro. Interrogare le persone sulla scena del crimine lo faceva sempre sentire incomodo. Quando vide Emily da vicino fu preso da una strana sensazione. Qualcosa in quella ragazza lo rendeva inquieto. Anche Emily ebbe un sussulto quando vide avvicinarsi Nat.

Dopo le presentazioni, Nat iniziò l’interrogatorio. Decise di iniziare da Emily, siccome si trovava nello stesso camper insieme alla vittima. Poteva aver visto o sentito qualcosa di rilevante per le indagini. “Signorina, mi racconti esattamente cosa è successo ieri sera”. “Dunque… ehm… Stavamo guardando il tramonto sorseggiando del vino bianco, quando siamo stati raggiunti da Lauren e James. Un attimo dopo Lukas ha tirato fuori un anello e mi ha chiesto di sposarlo. Aveva organizzato tutto nei minimi dettagli, perché tutto doveva essere perfetto, proprio come se lo immaginava. Lui era fatto così. Abbiamo festeggiato con un’altra bottiglia di vino, magari due, e poi ci siamo ritirati nel camper. Quando questa mattina mi sono svegliata, lui era in… in… nello stato in cui lo avete trovato.” Si interruppe ed iniziò a tremare. Nat guardò le mani della ragazza ed effettivamente intravide un diamante sull’anulare. Il detective continuò “Quindi è sicura di non aver sentito nulla? Nessun rumore, niente di sospetto?”. Emily scosse con fermezza la testa “Mi dispiace detective, ma nulla. Forse se non avessi bevuto così tanto a quest’ora….”, si interruppe in mezzo alla frase e iniziò a singhiozzare. Ma Nat non aveva intenzione di demordere. Era la prima volta che trovava dei testimoni sul luogo del crimine e voleva a tutti i costi riuscire a trovare almeno un dettaglio che lo aiutasse a battere nuove piste per catturare il bastardo che aveva fatto questo. “E mi dica Emily, avete per caso incontrato qualcuno? Anche solo di passaggio, da quando siete arrivati a Old Pinewood?”. Ma anche in questo caso la ragazza scosse la testa “Mi spiace, ma tranne Lauren e James, non abbiamo incontrato nessuno. Non ci siamo fermati neanche a fare benzina lungo il tragitto”.

Nat a quel punto spostò la sua attenzione su Lauren e James. “Esattamente a che ora siete arrivati ieri sera?”, cominciò. “Saranno state le 19.45 – 20.00 al massimo. Il sole era già quasi tramontato. Abbiamo trovato un incidente a 50 Km da qui e abbiamo ritardato di quasi un’ora” rispose James. “Volete raccontarmi cosa è successo dopo che siete arrivati?” continuò Nat. Fu il turno di Lauren: “Dunque, quando siamo arrivati abbiamo aspettato che Lukas facesse la proposta. Ci aveva invitato qui perché voleva festeggiare dopo essersi dichiarato. Lukas, James e io siamo amici da sempre e voleva che fossimo presenti in un momento così importante della sua vita. Dopodiché abbiamo festeggiato e verso le 23.00 ci siamo ritirati nei nostri camper”. “Mi sembra molto precisa sull’orario. Ne è proprio sicura?” l’apostrofò il detective. “Magari saranno state le 23.30-24.00. Avevamo bevuto molto”. Nat la guardò dubbioso. “Avete incontrato qualcuno mentre raggiungevate la radura di Old Pinewood?”. Ma anche in questo caso James e Lauren negarono con convinzione. “No, nessuno”. C’era qualcosa in tutta quella situazione che non lo convinceva, ma non riusciva a capire cosa. “Non lasciate la città. Dovremmo sicuramente parlare ancora con voi” disse rivolto ai tre e se ne andò.

Si sentiva sconfitto e irritato. Ma più passava il tempo e più c’era qualcosa in quel gruppo che non lo convinceva. Era una sensazione, ma se c’era una cosa che aveva imparato nella sua lunga carriera era che le sensazioni, se ascoltate, spesso portano sulla strada giusta per catturare gli assassini.

Fu una giornata intensa, tra interrogatori e rilievi sulla scena del crimine. Quando alla sera Nat arrivò a casa, si fiondò in garage con una bottiglia di Borgogna del ’97 e si immerse nella lettura dei suoi vecchi fascicoli, in cui erano racchiusi trentadue anni di indagini.

(continua…. ?)

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